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Chi sono

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Sergio Silvestrini

Da quarantasette fotografo non professionista e da trentacinque professionalmente impegnato nel campo del documentario in vari ruoli, dalla fotografia alla regia, per importanti produzioni prima in pellicola, poi in digitale.

 

 

La fotografia, proprio perché non è la mia vera professione, è rimasta una fonte inesauribile di piacere. Ma anche di ricerca, di sperimentazione, di grosso impegno, a volte di intensa fatica. Fino a diventare la mia più completa forma di espressione.

Ho un archivio fotografico totalmente inedito con migliaia di scatti realizzati in quasi tutto il mondo su una serie di temi più o meno recenti e più o meno protrattasi nel tempo, che spaziano dalla ricerca sul mosso ai riflessi, alle foto notturne, ai grandi panorami, alle foto di strada, a quelle costruite in studio, fino a risultati di puro astrattismo ottenuti attraverso varie tecniche al limite della fotografia comunemente intesa.

Ultimamente sto sviluppando alcune idee fotografiche che mi stimolano particolarmente.

InOutBus, cortometraggi di 1/4 di secondo: è una serie composta da scatti, tutti eseguiti a un tempo di 1/4 di secondo, ai bus che sfrecciano per le strade della città all’imbrunire e di sera, quando la luce interna si bilancia con quella esterna. Dentro ai bus, un carico di storie che, sfilando, si lasciano leggere.

Storie di passaggio:  ritrae ancora autobus cittadini, ma di giorno. I mezzi pubblici qui sono visti come grandi vetri in movimento nei quali Roma continuamente si specchia. Il contrasto tra l’immobilità dei monumenti antichi e moderni e il mosso della superficie specchiante che li riflette crea cortocircuiti stimolanti, che s’intrecciano pure a tracce di vita umana intraviste in trasparenza, un volto chiuso nei suoi pensieri, un giornale, un vestito colorato.

Sezione Aurea: il rettangolo aureo, cioè il rettangolo con 1 di altezza e 1,618 di base, è considerato un canone di bellezza assoluto, il rettangolo perfetto. Se si disegna un quadrato al suo interno, il rettangolo residuo sarà anch’esso aureo, per cui lo si potrà dividere di nuovo, e così all’infinito. Questo principio l’ho trasposto alla composizione fotografica, modificando il formato fotografico (in genere 1,5 o 1,33) in 1,618 e cercando di mantenere in fase di ripresa un quadrato a sinistra o a destra dell’inquadratura. I risultati sono sorprendenti, la visione geometrica e bidimensionale della realtà non corrisponde affatto alla percezione tridimensionale che ne abbiamo.

Panoramiche: ho cominciato a fare queste foto dopo aver visitato più volte una splendida mostra tenutasi nel 2009 a Palazzo Braschi sui vedutisti del ‘700 attivi a Roma in quel periodo. Roma vista dal Gianicolo, dal Pincio, da Monte Mario… in incisioni perfette con un dettaglio incredibile e un realismo più che fotografico. Emozionante. Provo a riprodurre quell’emozione.

Mosso: il movimento del soggetto oppure della macchina fotografica è portato al limite estremo della figurazione per estrarne l’essenza stessa del dinamismo. In alcune foto scattate lateralmente da veicoli in corsa, si ha come un superamento del movimento stesso: oltre un certo punto, l’immagine collassa, si ferma, diventa statica e si trasforma in altro da sé. In una suggestione di paesaggio. Più spesso soltanto in una suggestione.

Paesaggi Murali: ultima ricerca in ordine di tempo, si concentra su porzioni più o meno estese di muri che, fotografati, trasfigurano in dei paesaggi.

Informazioni: le gallerie di questo sito sono composte esclusivamente da foto scattate a Roma dal 2007 ad oggi.

Le foto sono tutte digitali.

L’archivio analogico è in fase di scansione.

 

Sergio Silvestrini

A non-professional photographer for 47 years and a professional in the documentary field for 35 years, he has worked in various capacities, from cinematographer to director,

on important film and, later, digital productions.

It is precisely because photography is not my real profession that it has always been a source of never-ending pleasure. But also of research and experimentation, requiring considerable commitment and, at times, extremely hard work. Until it has become my most complete form of expression.

I have an unpublished photographic archive containing thousands of images taken virtually all over the globe. The subjects are more or less recent and more or less stretched over time, and range from movement to reflections, nocturnal photos, extensive panoramas, photos of street life and others constructed in the studio, culminating in the purely abstract images created with various techniques that push the limit of photography as it is commonly understood.

I am currently developing some photographic ideas I find particularly stimulating.

 

InOutBus, ¼-second shorts: a series composed of shots, taken every ¼ second, of buses streaking through the city streets at dusk and at night, when the light inside is balanced by that outside. The buses are filled with stories that can be “read” as they go by.

Passing stories:  buses again, but this time during the day. Here the vehicles are seen as large moving “windows” in which Rome is constantly reflected. The contrast between the immobile ancient and modern monuments and the movement of the mirror-like surface in which they are reflected creates stimulating “short circuits”, which also interact with traces of human life glimpsed through the glass: a face immersed in thought, a newspaper, a coloured dress.

Golden section: the golden rectangle, namely a rectangle in which the ratio of the shorter side to the longer side is 1:1,618, is considered a standard of absolute beauty, the perfect rectangle. If you draw a square on it, using the shorter side, the remaining rectangle will also be golden, and can thus be divided again and again, ad infinitum. I have applied this principle to photographic composition, modifying the format (usually 1:5 or 1:33) to 1:1,618 and seeking to keep a square on the left or right of the photo when shooting it. The results are surprising: the two-dimensional, geometric vision of reality in no way corresponds to our three-dimensional perception of it.

Panoramas: I started taking these photos after having made several visits to a stunning exhibition featuring landscape painters active in Rome during the 18th century. Rome seen from the Janiculum, the Pincian Hill, Monte Mario… in flawless engravings with incredible detail and a realism that was more than photographic. Thrilling. I try to recreate that emotion.

Blurring: the movement of the subject or the camera itself pushes figuration to the extreme to bring out its essential dynamism. Some photos, taken horizontally from moving vehicles, seem to go beyond movement: after a certain point the image collapses, stops, becomes static and is transformed into something other than itself. The suggestion of a landscape. Or more often, simply a suggestion.

Mural landscapes: this latest research of mine focuses on more or less extensive portions of walls that are transformed into landscapes when photographed.

Info: the galleries on this site display photos taken in Rome from 2007 until the present.

They are all digital images.

My analog archive is in the process of being scanned.

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